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apparente ricerca di ordine e giustizia - Vincent Gregory offre un caleidoscopio di colori e di pinguini che svolgono diligentemente il ruolo che l’artista gli assegna. Apparente ricerca di ordine e filosofia, pinguini e pinguini mai anonimi, sempre intenti a svolgere il loro compito nella società operosa che chiede produzione massima. Apparente ricerca di ordine e passione, come il vortice del cuore; fibrillino i pinguini senza volgersi e senza soste per non perdere la gioia del provare. Apparente ricerca di ordine e del disordine, dove tutto sembra perfetto e solo l’illusione rende vera l’imperfezione, solo il gioco delle apparenze fa gustare la creativa concezione del ricreare. Apparente ricerca di ordine e illusione, come da bimbi nel castello incantato con le mille luminarie del luna park e delle sue musiche suadenti. Apparente ricerca di ordine e certezza, solo apparente. Apparente ricerca di perfettibile che l’artista elabora ossessivamente come addentando una fetta di pane e cioccolato; ci si sporca un po’ ma alla fine il gusto è appagato. Apparente mondo di ricerca di un mondo alla ricerca di un mondo di pinguini volti alla ricerca di soluzioni volte alla ricerca dell’effetto che solo con i pinguini svolge la ricerca. Apparente Vincent che disegna Gregory che declama Pinguinarte che sostiene l’artista. Ricerca apparente, disegni apparenti, dipinti a parete. Nello svolgere del cammino i pinguini si sollazzano, si circuiscono, si inebriano del fare e del partecipare; si dirà sono solo pinguini: infatti, creature animali che rispettano l’uomo e lo salvano in gabbie di mostre. Eppure i pinguini che guardando la gente che li guarda pensano: “ poverini tutti uguali, chiusi in stanze chiuse, alienati in spiegazioni plausibili, incatenati ai modelli ed al costume, noi almeno del costume possiamo farne a meno!”. Vincent cerca ordine e i pinguini lavorano di notte nella sua mente incessantemente. Vincent cerca il gioco e i pinguini giocano nella memoria come sul pak. Gregory pensa alle mostre e i pinguini si installano su tele e carta per mostrare l’arte di Vincent. Gregory colora e dipinge e i pinguini scelgono toni e colori come dal sarto di grido. Società e abitudini, costumi e modelli, indirizzi e ideologie, ma questo i pinguini lasciano che a pensarci sia l’artista. Crea e ricrea, disegna e dipinge e con l’incanto della poesia narrante il mondo si compie di immagini di pinguini, diligenti e onirici, giocosi e operosi, come nel libro delle fiabe che non bastano mai ai richiami del sonno. Insostenibile passione o ossessionante bisogno, chiese il giudice all’uomo sul banco. L’uomo alzò lo sguardo e vide la mostra, si passò la mano sull’anima e divenne un pinguino. Il giudice si stropicciò gli occhi e senza credo, ma con carte alla mano cominciò a disegnare pinguini. Tutti nell’aula, colti da improvvisa passione si misero in giro a decantare i pinguini. La mostra dell’artista aveva lasciato nei cuori e nelle menti un nuovo ordine e i pinguini aleggiavano di giorno e veleggiavano di notte senza sforzi ne accelerazioni, incessanti e pacati regalavano al mondo dipinti e arte. Vincent seduto nel suo studio guardava dalla finestra il cielo stellato ed un pinguino in deltaplano con uno striscione recante la scritta: Gregory dormi che al resto ci pensiamo noi!. Incanto e ripetitività come ordito cesellato e ben ordinato, rapporto di una società decadente con i suoi biasimi e la condizione umana da sfondo perenne nell’abisso del disordine e l’artista che elabora con efficace metafora il senso nuovo del vissuto. In fine e per chiudere, una domanda a chi legge: Poesia e incanto o ordine e società ? La risposta nelle ultime opere dell’artista che elabora una teoria archeologica sulla base di ritrovamenti di disegni primordiali in grotte arenarie delle coste svizzere. Ma il mare in svizzera non c’è ! Ecco perché la scoperta è di primaria importanza scientifica. I pinguini già lo sapevano da millenni.

 

 

Gianni Nappa, critico d'arte, Napoli 2007